Pubblicato sull’Osservatore Romano di lunedì 6 luglio 2026 l’articolo “Dalla casa alla chiesa”, riflessione nata dalla lettura dell’Enciclica MAGNIFICA HUMANITAS di Papa Leone XIV e dall’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia un piccolo contirbuto e sintesi della riflessione sulle parole dell’architettura nei Vangeli.
Nei Vangeli l’architettura è presente sia come dato reale, la casa, le città e il tempio, sia come elemento simbolico: la casa delle parabole e simbolo della famiglia, la stanza quale luogo di preghiera e la porta che è Cristo stesso il passaggio, la Gerusalemme celeste, il deserto come non-luogo, il Tempio come corpo di Cristo da ricostruire in tre giorni, e la pietra (petram non lapidem) sulla quale Gesù comanda all’Apostolo Pietro di edificare (e non costruire) la sua Ecclesia.
L’architettura è testimone del messaggio cristiano, ragione e significato della trattazione teorica dell’architettura stessa dalle prime costruzioni paleocristiane, ai trattati dell’Alberti, del Palladio e almeno fino al XIX la chiesa, come edificio, è il principale oggetto delle teorie architettonica, e nel XX secolo la chiesa è dove la poetica dell’architetto riesce a esprimersi, si pensi alla cappella Rochamp di Le Corbusier.
La proposta è una indagine sul linguaggio architettonico nei Vangeli come dispositivo antropologico e simbolico, letti con l’orecchio dell’architetto, prestando attenzione a quei termini e concetti relativi all’architettura: dalla casa alla città, dal tempio al deserto.





















